La rivoluzione del lavoro

Prima della rivoluzione industriale, cioè fino al 1780 circa, la produzione delle merci avveniva così: 

  • Il lavoratore era un artigiano e la produzione avveniva a livello familiare;
  • Gli strumenti che venivano utilizzati, molto semplici erano di proprietà dell’artigiano stesso;
  • Il suo orario di lavoro era estremamente flessibile;
  • Le botteghe e le manifatture erano disseminate nelle campagne, nei villaggi e nelle poche città;
  • La maggioranza della popolazione lavorava nell’agricoltura.

Con l’avvento della società industriale, venivano delineandosi due nuove figure sociali: i proprietari o capitalisti e gli operai. 

Queste due figure avevano interessi confliggenti: i capitalisti avevano l’interesse di far lavorare quanto più fosse possibile il lavoratore e di pagarlo il meno possibile, al fine di aumentare i suoi profitti. Questo è ciò che tecnicamente si chiama “sfruttamento”. Tra gli operai sfruttati c’erano anche donne e bambini. 

In cosa consiste la civiltà industriale? Nel passaggio dalla produzione artigianale al sistema di fabbrica capitalistico, in cui i lavoratori si concentrano nelle fabbriche per lavorare al ritmo incessante imposto dai macchinari, con una disciplina di controllo molto dura. Le condizioni degli operai sono molto disumane: case poco igieniche, orari di lavoro che non finivano mai, nessuna protezione sindacale, neanche per i bambini. I lavoratori vedono nelle macchine l’origine dei loro mali e quindi cercano di distruggerle. Questo movimento si chiama “luddismo” che, duramente represso finisce nel 1816. La rivoluzione industriale nella prima metà dell’Ottocento si estende anche a Olanda, Belgio, Francia, Germania, parte dell’Italia settentrionale, Stati Uniti, dove si sviluppano soprattutto i settori tessile, siderurgico e meccanico-ferroviario.


La rivoluzione del lavoroultima modifica: 2013-10-11T09:38:18+02:00da noi888
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