L’Italia tra il 1900 e il 1914

Con il governo di Giovanni Giolitti, 1903 1914, l’Italia ha un forte sviluppo economico, molti cittadini in più partecipano alla vita politica, nascono nuovi partiti. Come rovescio della medaglia, possiamo vedere che anche milioni d’Italiani emigrano all’estero. Il Paese comunque aspira a diventare una potenza coloniale, cioè a conquistare terre lontane dal proprio territorio, sia per fini di popolamento, sia per fini di sfruttamento.  In ogni caso, all’inizio del secolo, abbiamo un’Italia a due velocità tra il Nord e il Sud. Nell’Italia settentrionale grazie all’energia idroelettrica e alle politiche protezionistiche, cioè la tassazione di prodotti che vengono da nazioni estere, al fine di farli costare di più sul mercato, soprattutto nel triangolo industriale, costituito da Milano, Torino e Genova, si sviluppano le industrie automobilistiche, quelle meccaniche, quelle chimiche, quelle tessili, quelle cementizie. Si realizzano importanti trafori per collegare l’Italia con la Francia, la Svizzera e la Germania. Nel 1911 l’Italia, approfittando del fatto che l’impero ottomano, cioè turco, era in completo disfacimento, l’attaccò militarmente e riusci’ a strappargli la Libia l’anno successivo. Questa impresa, che avrebbe dovuto collocare l’Italia tra le potenze coloniali, si rivelò un pessimo affare, perché la terra era montagnosa e sabbiosa e priva di acqua. Nel 1912 il governo Giolitti concede il suffragio universale, cioè l’estensione del diritto di voto a tutti i cittadini, escluse le donne. Con questo provvedimento automaticamente nascono i cosiddetti ”partiti di massa” come quello socialista e per reazione il movimento cattolico e quello nazionalista. Inoltre nascono i primi sindacati socialisti e cattolici. Tra il 1860 e il 1914 ben 5 milioni di Italiani, in genere maschi adulti con bassissima istruzione, lasciano le regioni più arretrate, come il Veneto e quelle del Sud, per trasferirsi in maniera definitiva in Francia, Germania, Svizzera, Brasile, Argentina, Stati Uniti, in cerca di una vita migliore rispetto a quella che avrebbero potuto avere in Italia. Giovanni Giolitti ha certamente avuto il merito di aver allargato le basi democratiche dello Stato, cioè facendo partecipare più persone alla vita politica. Questo allargamento delle basi democratiche ha favorito l’affermazione dei partiti socialista e cattolico e poi consentito ai lavoratori di associarsi in sindacati per difendere i propri interessi. Nonostante i miglioramenti che pure ci sono stati durante il governo Giolitti, al Meridione restano ancora numerosissimi problemi da risolvere. In pratica, prima dello scoppio della ”Grande guerra”, si delinea sempre più un’Italia a due velocità, il Nord industriale e ricco e il Sud arretrato ed agricolo.

 

 

 

 

 

 

L’Italia tra il 1900 e il 1914ultima modifica: 2013-11-22T09:50:35+01:00da noi888
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